Un insegnante, inserito nel contesto classe, deve farsi interprete di una trasposizione didattica, deve cioè adattare la conoscenza matematica e trasformarla in “conoscenza per essere insegnata”, tenendo conto del sistema didattico e dell’ambiente sociale e culturale in cui si trova ad agire. Si devono quindi costruire le proprie lezioni attingendo alla fonte dei saperi, tenendo conto delle orientazioni fornite dalle istituzioni e dai programmi (sapere da insegnare) per adattarli ai propri allievi. È un continuo ricontestualizzare elementi di sapere nell’unicità e nella singolarità della propria classe. Ma quali le strategie da seguire nell’attuare questa trasposizione? Ci sono ricerche che mostrano quanto la matematica “della scuola” sia sentita dai ragazzi profondamente diversa e lontana dalla matematica della vita quotidiana. Sembra che in classe si impari “il gioco della scuola”, estraneo “al gioco della vita”. Fondamentale compito dell’insegnante è riuscire a suscitare e mantenere a livelli adeguati la curiosità, l’interesse e le motivazioni personali dell’alunno, che dovrebbero essere la base per la costruzione di un produttivo processo di apprendimento. Per fare in modo che gli allievi siano consapevoli e responsabili, partecipi nella costruzione delle proprie conoscenze, non ci si può illudere di poter partire dalla disciplina già confezionata, cioè da teorie e da concetti già elaborati e scritti, senza prendersi cura dei processi costruttivi che li riguardano. È invece importante partire da situazioni didattiche che favoriscano l’insorgere di problemi “ma tematizzabili”, la pratica di procedimenti euristici per risolverli, la genesi dei concetti e delle teorie, l’approccio a sistemi assiomatici e formali. È necessario partire da situazioni problematiche concrete che coinvolgano gli studenti, che li stimolino a mettere in atto strategie proprie e li rendano consapevoli della necessità di acquisire nuove conoscenze. In questo modo si potranno sviluppare le necessarie rotture e l’accomodamento di immagini e di concetti, la formazione di modelli, la modifica di modelli intuitivi, tutte attività necessarie in un processo di apprendimento. La difficoltà per l’insegnante è proprio quella di costruire delle “situazioni – problema” che rappresentino una sfida equilibrata per ciascun allievo, non troppo dura perché porterebbe ad uno scoraggiamento, ma neppure troppo facile perché non risulterebbe un valido stimolo. Si cerca, così, di creare stimoli adatti, che consentano di intervenire sulla sfera “affettivo – emotiva” che ha una forte incidenza sull’apprendimento. C’è apprendimento solo attraverso un coinvolgimento attivo del soggetto, solo se quest’ultimo si sente stimolato e disposto a comunicare. Non si apprende ciò che non si è disposti ad apprendere. Nel processo di insegnamento finalizzato a far raggiungere agli allievi un pensiero autonomo (fare cioè in modo che essi prendano iniziative, agiscano e riflettano con intenzione personale), diventa importante coinvolgere gli studenti in un processo che li porti a riflettere sul proprio modo di ragionare e sulle varie strategie adottate di fronte ad un problema. Risulta importante anche costruire un clima di confronto tra gli allievi, un ambiente in cui i ragazzi possano scambiarsi opinioni, dubbi, chiarimenti; per questo sono sicuramente utili i lavori di gruppo in cui si ha un confronto libero, spontaneo e diretto. Il partire da situazioni didattiche che favoriscano l’insorgere di problemi “ma tematizzabili”, spesso porta alla realizzazione di algoritmi che possono essere realizzati sia con strumenti tradizionali (riga, squadra e compasso) che con quelli più moderni ovvero tecnologici. La scelta privilegia questi ultimi, perché si ritiene che, nell’attuale momento storico-sociale, sia importante far acquisire agli studenti la consapevolezza di come il computer non è altro che una macchina, di notevoli potenzialità, capace di risolvere i problemi, purché opportunamente guidata dall’uomo. In sostanza, si ritiene che il computer debba essere introdotto nella scuola, prima possibile come strumento da programmare e non solo come mezzo di comunicazione. Ciò si può realizzare, nell’ambito dell’insegnamento/apprendimento della Matematica, purché venga utilizzato un software realmente adeguato alle capacità logico - astrattive degli studenti. Infatti, la Matematica offre una variegata gamma di algoritmi di natura geometrica ed analitici, la cui analisi in un ambiente di programmazione, non solo avvia a questo tipo di attività, ma ne chiarisce il loro significato intrinseco, portando alla scoperta di proprietà “nascoste”, di concetti non facilmente raggiungibili ad “occhio nudo”.
Matematica: Come Strategia di Insegnamento
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- Scritto da Antonio ing. Falbo - Domenico dott. Falbo
