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L''evoluzione di Internet procede incessantemente. La crescente richiesta di nuove potenzialità e applicazioni trasforma la rete in un laboratorio dove si sperimentano tecnologie e soluzioni innovative. Se da una parte questo processo produce sviluppi disordinati, spesso determinati da singole aziende che cercano di trarre il massimo profitto dal fenomeno Internet, dall''altra le organizzazioni indipendenti che gestiscono l''evoluzione della rete svolgono una continua attività di ricerca e di definizione di nuovi standard. Tra questi, di gran lunga il più importante è senza dubbio l’Extensible Markup Language (XML), il nuovo linguaggio di markup definito dal W3C, che sta cambiando sostanzialmente l''architettura del Web, e non solo. Lo sviluppo di XML ha rappresentato la risposta a due esigenze in parte convergenti: in primo luogo il potenziamento delle funzionalità di gestione logica e presentazionale dei contenuti per la rete; in secondo luogo la possibilità di erogare servizi e applicazioni avanzate mediante il Web. Sebbene la formalizzazione di HTML abbia rappresentato una importante evoluzione, tuttavia essa non forniva una soluzione adeguata per ovviare ad alcuni importanti limiti dell''architettura originale del Web. La causa di tali limiti infatti risiede nel linguaggio HTML stesso. Possiamo suddividere i problemi determinati da HTML in due categorie:

limiti rappresentazionali;
limiti operativi.
La prima categoria è relativa al modo in cui vengono rappresentati i documenti. La rappresentazione e la codifica dei dati sono il fondamento di un sistema di gestione dell''informazione. Da questo punto di vista l’HTML impone notevoli restrizioni: in primo luogo si tratta di un linguaggio di rappresentazione chiuso e non modificabile; l''autore di un documento può soltanto scegliere tra un insieme prefissato di elementi, anche se la struttura formale o quella semantica del suo documento richiederebbero di esplicitarne altri, o di qualificarli in modo diverso. In secondo luogo si tratta di un linguaggio scarsamente strutturato e con una sintassi troppo “tollerante”, che non consente di modellizzare esplicitamente oggetti informativi altamente organizzati; conseguentemente non può essere usato come formato per la rappresentazione e l''interscambio di informazioni complesse (soprattutto se attori di tale scambio sono sistemi software). A questo si aggiunge la confusione determinata dalla presenza di istruzioni orientate più all''impaginazione grafica che alla descrizione strutturale dei documenti. Un''ulteriore limitazione riguarda la definizione dei link ipertestuali; si potrebbe dire che questo linguaggio di codifica usurpa il suo nome. Infatti è in grado di esprimere un solo tipo di collegamento ipertestuale, quello unidirezionale, il quale richiede che e l''origine e la destinazione siano esplicitate nei rispettivi documenti. La ricerca teorica e applicata sui sistemi ipertestuali, invece, ha individuato sin dagli anni ''70 una complessa casistica di collegamenti ipertestuali, che possono corrispondere a diverse relazioni semantiche. Dai limiti rappresentazionali discendono quelli operativi, che riguardano il modo in cui autori e lettori interagiscono con il sistema. In primo luogo il controllo sull''aspetto di un documento è assai limitato e rigido. Una pagina Web deve essere progettata per uno schermo dotato di determinate caratteristiche, con il rischio di avere risultati impredicibili su altri dispositivi di visualizzazione o nella stampa su carta. Inoltre HTML non consente di generare dinamicamente “viste” differenziate di un medesimo documento in base alle esigenze del lettore. Tale capacità permetterebbe, ad esempio, di produrre diverse versioni linguistiche a partire da un unico documento multilingua; oppure, in un''applicazione di insegnamento a distanza, di mostrare o nascondere porzioni di un documento a seconda del livello di apprendimento dell''utente. La scarsa consistenza strutturale impedisce la generazione automatica e dinamica di indici e sommari. E per lo stesso motivo si riduce notevolmente l''efficienza della ricerca di informazioni su Web. I motori di ricerca, infatti, sono sostanzialmente sistemi di ricerca full-text, che non tengono conto della struttura del documento e restituiscono riferimenti solo a documenti interi. Per superare questi limiti, alcuni anni fa fu proposto un vero e proprio salto di paradigma: la generalizzazione del supporto su Web allo Standard Generalized Markup Language (SGML). L''idea di base era piuttosto semplice: HTML è una particolare applicazione SGML, che risponde ad alcune esigenze; quindi ci si chiese perchè non modificare l''architettura del Web per consentire di usare anche altre applicazioni SGML. La possibilità di distribuire documenti elettronici in formato SGML avrebbe garantito ai fornitori di contenuti un notevole potere di controllo sulla qualità e sulla struttura delle informazioni pubblicate. Ogni editore elettronico avrebbe potuto utilizzare il linguaggio di codifica che maggiormente rispondeva alle sue esigenze, a cui associare poi uno o più fogli di stile al fine di controllare la presentazione dei documenti pubblicati. Questa soluzione, tuttavia, presentava non poche difficoltà:
l''uso generico di SGML avrebbe richiesto una vera e propria ristrutturazione dell''architettura del World Wide Web;
l''implementazione di un browser SGML generico è dal punto di vista computazionale decisamente più complessa di quella di un normale browser HTML, e peraltro comporta degli obblighi tecnici che limitano l''efficienza del trasferimento di informazioni sulla rete;
l''uso consolidato di HTML aveva generato consuetudini e attese difficilmente modificabili.
Per superare questi ostacoli il W3C decise di sviluppare un sottoinsieme semplificato di SGML, pensato appositamente per la creazione di documenti su Web: Extensible Markup Language (XML). Il progetto XML ha avuto inizio alla fine del 1996, nell''ambito della SGML Activity del W3C, ma l''interesse che ha attirato sin dall''inizio (testimoniato da centinaia di articoli sulle maggiori riviste del settore) ha portato il W3C a creare un apposito gruppo di lavoro (XML Working Group), composto da oltre ottanta esperti mondiali, e una commissione (XML Editorial Review Board) deputata alla redazione delle specifiche. Dopo oltre un anno di lavoro, nel febbraio del 1998 le specifiche sono divenute una raccomandazione ufficiale, con il titolo Extensible Markup Language (XML) 1.0, di cui sono state rilasciate successivamente delle revisioni. Tra le tante applicazioni XML, una menzione particolare merita XHTML: si tratta della ridefinizione in XML di HTML realizzata dal W3C. Lo scopo di questa versione è proprio quello di facilitare la transizione degli sviluppatori di risorse Web da HTML a XML con un passaggio intermedio rappresentato da XHTML.

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