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Sviluppare a scuola la cultura del software didattico, ossia la capacità di discernere i programmi specificamente studiati per facilitare uno studio guidato. L’uso del computer nel processo d’insegnamento - apprendimento a scuola non può tralasciare dai software didattici, che devono essere specifici strumenti di ausilio per la didattica, capaci di fornire la nozione e la sua verifica. Un software didattico deve essere ipermediale, contenere testi, immagini, suoni, voce, animazioni, grafici, filmati; deve essere interattivo in modo tale che lo studente possa creare un proprio percorso didattico, verificare le informazioni, confrontare i risultati con la realtà, anche virtuale. I testi devono essere solo spunto, un’introduzione, il punto in cui tornare per l’approfondimento, una volta capito e verificato l’argomento, e solo in questo caso si avvicinano alla loro funzione tradizionale. Negli insegnamenti scientifici, il sostegno dell’informatica permette spesso la messa in opera di laboratori didattici virtuali, la cui sostanziale differenza consiste nell’impossibilità da parte del computer di eseguire l’errore, ossia la normale condizione in essere nei laboratori tradizionali; certamente i computer non presentano lo stesso fascino dei tradizionali strumenti di misura, ma permettono di simulare numerose esperienze con costi ridotti, tempi brevi e risultati raffigurabili con grafici e funzioni matematiche. Un piano di sviluppo della cultura informatica prevede inevitabilmente il coinvolgimento della scuola, perché luogo deputato alla realizzazione delle basi del sapere, del saper fare, dell’essere. Ora sussistono diverse e opposte tendenze di pensiero nei confronti degli strumenti tecnologici: una negativa, contraddistinta da una forte preoccupazione per i possibili rischi in cui potrebbero imbattersi gli studenti con il loro uso; un’altra, che invece palesa grande entusiasmo per gli effetti positivi che derivano dall''uso delle nuove tecnologie; un’altra ancora, che si colloca in una posizione d’imperturbabilità intellettuale, respingendo le implicazioni che, comunque, i nuovi strumenti comportano e comporteranno. È quindi essere indispensabile assumere un orientamento fortemente critico nei riguardi di strumenti, che possono portare enormi vantaggi ai percorsi didattici e di apprendimento, ma che, se introdotti e utilizzati in modo selvaggio o superficiale, implicano grossi rischi di depotenziamento educativo e formativo. Un Docente non può e non deve correre il rischio di vedersi usato dalle tecnologie, bensì queste devono rappresentare il valore aggiunto della propria attività didattica. Al docente si richiedono quindi nuove competenze pedagogiche e didattiche, collegate all’utilizzo e al compito educativo della macchina. Egli dovrà occuparsi degli aspetti emozionali e relazionali del rapporto con le tecnologie; dovrà essere in grado di perfezionare e facilitare, utilizzando i nuovi strumenti, i percorsi formativi; dovrà essere capace di scegliere e organizzare nuovi “ambienti di studio, di partecipazione e di esperienza”.

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